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La cantina Abbazia di Busco

La cantina oggi

La cantina, un vero gioiello dell’antichità, affianca oggi alle antiche botti in rovere, imponenti botti in cemento ed in acciaio .

In questo luogo dove il tempo si è fermato si possono lavorare e stoccare nei diversi vasi vinari circa 7.000 ettolitri di prodotto tra vini bianchi e rossi: i bianchi vengono vinificati dopo una pressatura morbida in temperatura controllata, al fine di estrarre dalla bacca dell’uva le componenti migliori, mentre i rossi sono ottenuti da macerazione delle parti solide dell’uva con il mosto per un periodo che va dagli 8 ai 12 giorni, al fine di estrarre i composti fenolici (antociani e tannini) presenti nel colore e nella struttura del vino.

I metodi di lavoro

Gli antichi metodi di coltivazione dei monaci dell’Abbazia di Busco sono da secoli patrimonio della famiglia Zeno e dell’azienda. Le nuove tecnologie hanno solo migliorato le tecniche tradizionali, lasciando però inalterato l’antico patrimonio ampelografico della zona. L’Azienda utilizza come sistemi di allevamento della vite il Sylvoz, il doppio capovolto ed il cordone speronato, assecondando al meglio le diverse caratteristiche dei vitigni nel rispetto del particolare contesto pedoclimatico della zona.

I suoi criteri produttivi rigorosi uniscono le antiche tradizioni alla ricerca di standard qualitativi sempre più elevati, con scelte innovative e talvolta coraggiose. Questo ha portato a ottimi risultati: i 52 ettari di viti danno annualmente circa 7.000 ettolitri di vino, con un numero medio di 4.000 ceppi/ettaro che varia per i vitigni più vigorosi (Cabernet e Prosecco) ai meno produttivi quali le varietà Pinot. Inoltre, l’utilizzo dei principi dell’agricoltura integrata, riducono al minimo i mezzi tecnici che possono avere un impatto negativo sulla salute e sull’ambiente.

metodi di lavoro
terroir

La forza di un terroir unico

Terreni ben drenati e caratterizzati da terreno argilloso-limoso sedimentato in epoche successive danno una precisa identità al terroir di questa zona del trevigiano, che costituisce un habitat ideale per il Cabernet, il Merlot, il Pinot grigio e il Raboso (un vitigno autoctono che deve il suo nome a un torrente che scorre tra Valdobbiadene e il Quartier del Piave.) Il giusto equilibrio tra periodi di pioggia e di sole, unito a forti escursioni termiche tra giorno e notte, aiuta a produrre uve dagli aromi intensi e rotondi.

I vitigni

L’Abbazia di Busco, situata nel cuore del Veneto, detto Marca Trevigiana, coltiva diversi tipi di vitigni, sia a bacca nera che a bacca bianca: questo consente una produzione diversificata, con la creazione di blend particolari durante la vinificazione, che conferisce ai suoi vini caratteristiche uniche. In particolare, nei 52 ettari di vigneti della proprietà sono coltivati: prosecco, pinot grigio, cabernet, chardonnay, raboso e verduzzo.

Prosecco

Prosecco

Il nome “prosecco” nasce nel Cinquecento: deriva la sua origine dall’identificazione fatta con l’antichissimo vino del Castello Pucino , identificato con il Castello di Moncolano o “Torre di Prosecco”, vicino a Trieste. Il vitigno principale è il glera, che produce grappoli grandi e lunghi, con acini giallo-dorati. Va ricordato che dal 2009 è stata costituita la DOC Prosecco.

Pinot Grigio

Pinot Grigio

Il termine “pinot” deriva probabilmente da “pigna”, forse perché i grappoli assumono in genere l’aspetto di una piccola pigna, con acini fitti e pressati. Di colore ramato, il Pinot grigio ha avuto un grande successo in Italia e nel mondo: consente la produzione di grandi vini fruttati, profumati e ben strutturati.

Cabernet

Cabernet

Anche questo vitigno è originario della Francia, anche se il suo nome deriva probabilmente dal guascone “Carbonet”, ovvero “Epiro”. Comprende due varietà, il Cabernet Sauvignon, adatto soprattutto a zone calde e temperate, e il Cabernet Franc, quello più coltivato nel Veneto. L’acino è piccolo e a buccia spessa, di colore nero bluastro, con un sapore erbaceo caratteristico che può essere più o meno intenso.

Merlot

Merlot

Il merlot è un vitigno a bacca nera originario del Sud della Francia, che deve il suo nome probabilmente alla predilezione che i merli dimostrano per i suoi acini. Noto fin dal 1700, una volta importato in Italia si adattò al clima dalla forte impronta solare, producendo acini dagli armi caldi e speziati.

Raboso

Raboso

Il raboso, dalla caratteristica bacca blu-nera, è il più antico vitigno autoctono della zona, ed è coltivato prevalentemente nel Veneto orientale e nella provincia di Treviso. Elogiato perfino da Goldoni, è storicamente collegato ad una vendemmia tardiva, che lo vuole lasciato sulla pianta fino a metà novembre. Il suo aroma aspro e dolce insieme è molto apprezzato dai veri intenditori.

Verduzzo

Verduzzo

Il verduzzo, in particolare nella sua variante trevigiana, fu introdotto in veneto probabilmente dalla Sardegna all’inizio del secolo scorso. Di bacca bianca, con una buccia sottile e di colore verde (da cui il nome). Dà origine ad un vino di profumo gradevole, morbido al palato, delicatamente amarognolo e giustamente acido.